Contratti aziendali sostitutivi di quelli nazionali, vincolanti per tutti se approvati dalla maggioranza dei rappresentati dei lavoratori. L'idea, che il vice presidente di Confindustria, Alberto Bombassei, ha avanzato rispondendo a Sergio Marchionne con l'obiettivo di convincerlo all'utilità di rimanere in Confindustria, ha riaperto il fronte del confronto con i sindacati, anche in vista della stagione di trattative sui cosiddetti contratti di secondo livello. Fronte che non riguarda solo la valenza dei contratti aziendali ma anche la necessità di misurare la reale rappresentanza dei sindacati, punto sul quale Confindustria vorrebbe una legge.
A Bombassei ribatte il segretario Cisl Raffaele Bonanni che pur concordando sul fatto che "un accordo firmato dal 50% più una testa, quindi dalla maggioranza del sindacato, deve avere
un'applicabilità imprescindibile" non condivide la definizione delle regole per via legislativa. "Penso che sia da evitare la Legge, bisogna arrivare - dice invece - a un avviso comune tra le parti".
"È chiaro che si tratta di un'idea sbagliata - ha affermato anche il segretario della Cgil, Susanna Camusso. Continuiamo a pensare che il contratto nazionale è il punto di riferimento generale per le tutele e poi bisogna incrementare la contrattazione di secondo livello per le questioni specifiche". Il nodo sul tappeto è soprattutto quello della rappresentanza aziendale. Su questo si è avviato un confronto con i leader di Confindustria, Cisl e Uil. Gli incontri con la Marcegaglia sono già stati due.
La proposta di Bombassei non convince nemmeno il Pd e l'Idv.
"Dire oggi che gli accordi aziendali possono sostituire i contratti nazionali è pura demagogia - afferma Maurizio Zipponi, responsabile Lavoro dell'Idv - perchè il numero di aziende che, dal 2009, hanno fatto accordi è pari al 2%".
Ironico Cesare Damiano del Pd che accusa il vice presidente di Confindustria di fare uno "sforzo per tenere insieme capra e cavoli", cioè il modello contrattuale basato su due livelli (nazionale e
decentrato) e quello basato solo sul contratto aziendale. "Una simile innovazione - afferma - rappresenta uno strappo e non un semplice e auspicabile riequilibrio a favore di quello decentrato". (Cdl)
A Bombassei ribatte il segretario Cisl Raffaele Bonanni che pur concordando sul fatto che "un accordo firmato dal 50% più una testa, quindi dalla maggioranza del sindacato, deve avere
un'applicabilità imprescindibile" non condivide la definizione delle regole per via legislativa. "Penso che sia da evitare la Legge, bisogna arrivare - dice invece - a un avviso comune tra le parti".
"È chiaro che si tratta di un'idea sbagliata - ha affermato anche il segretario della Cgil, Susanna Camusso. Continuiamo a pensare che il contratto nazionale è il punto di riferimento generale per le tutele e poi bisogna incrementare la contrattazione di secondo livello per le questioni specifiche". Il nodo sul tappeto è soprattutto quello della rappresentanza aziendale. Su questo si è avviato un confronto con i leader di Confindustria, Cisl e Uil. Gli incontri con la Marcegaglia sono già stati due.
La proposta di Bombassei non convince nemmeno il Pd e l'Idv.
"Dire oggi che gli accordi aziendali possono sostituire i contratti nazionali è pura demagogia - afferma Maurizio Zipponi, responsabile Lavoro dell'Idv - perchè il numero di aziende che, dal 2009, hanno fatto accordi è pari al 2%".
Ironico Cesare Damiano del Pd che accusa il vice presidente di Confindustria di fare uno "sforzo per tenere insieme capra e cavoli", cioè il modello contrattuale basato su due livelli (nazionale e
decentrato) e quello basato solo sul contratto aziendale. "Una simile innovazione - afferma - rappresenta uno strappo e non un semplice e auspicabile riequilibrio a favore di quello decentrato". (Cdl)
